Il Racconto di Gotthard

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“Lasciate, fratelli e sorelle, che vi racconti una storia. Tanti di voi conoscono già la mia e ai nuovi arrivati – qui vedo Stan Lawrence, Jacob Rulen, Alessandro Rattini – dico soltanto che, sul continente, facevo il professore. Il personaggio principale di questa storia è un mio studente dell’Università di Monaco, si chiamava Andreas, mmm, Weide, sì sì Weide; era un ragazzo mediamente timido, con semplici capelli corti neri, la carnagione chiara, grandi sopracciglia e la barba incolta – la tagliava ogni tre giorni. Ebbene, tutti sappiamo che, dietro al grigiore delle barriere che innalzano le siddette “persone chiuse”, esiste un mondo popolato da strane creature dotate di potenti energie, che spesso si trasformano in veri e propri demoni – in psicologia le chiamano fobie e manie. Ecco, io al tempo insegnavo filosofia, ma nel mio percorso di studi ho approfondito in particolare la psicologia del profondo di Jung. Ed è grazie a lui che ho fatto pace con dio; ho vissuto tanti anni da ateo – con un certo risentimento verso la chiesa devo dire… – e Jung, grazie al valore che riconobbe nella spiritualità come strumento di guarigione, mi portò verso uno studio più appassionato delle religioni, sicché sviluppai una mia spiritualità, hhm, personale. La mia vita cambiò. Ma ora torniamo ad Andreas, hhm”, Gotthard tossì coprendosi la bocca, quindi si schiarì la voce. “Era un ragazzo abbastanza curato per il resto, viveva a Monaco con altri studenti ed era originario del Canton Turgovia, svizzero come me quindi; seguiva due miei corsi alla facoltà di filosofia”, tossì ancora, quindi prese un sorso di tisana allo zenzero, “Ahhh, molto meglio… quei ventacci atlantici! Hahaa, la adoro quest’isola. Ad ogni modo, lo conobbi personalmente dopo alcuni mesi – se ne stava sempre in fondo all’aula – quando si decise a chiedermi alcuni approfondimenti sulla filosofia di Eraclito, che lo affascinava molto. Tutto quel parlare di scorrere e trasformazioni aveva acceso in lui una certa curiosità, ma non per qualcosa al di fuori, per qualcosa che stava proprio lì! Nella sua testa. Si creò un bel rapporto tra me e lui, da caffè e sigarette per capirci, tanto che mia moglie – pace all’anima sua – quasi se ne ingelosì. Dopo lezione, ci fermavamo in un caffè vicino all’Englischer Garten, stavamo fuori perché Andreas fumava – gli concedevo di fumare una sigaretta soltanto, se voleva continuare con le nostre chiacchierate – io invece avevo smesso da anni, ma non mi infastidiva troppo. Mano a mano, il ragazzo cominciò a portare esempi dalla sua vita per filosofarci un po’ sopra: avevo aperto per errore il vaso di Pandora. Tutti i demoni cominciarono ad uscire che quasi li vedevo volteggiare attorno al tavolino! Quando i genitori divorziarono – aveva undici anni – contemplava quotidianamente l’idea del suicidio, tuttavia non era la separazione il problema principale. Mi parlò di confusione, sì, quella era la parola che usciva più spesso dalla sua bocca. Quasi ogni pensatore che studiava sui libri rappresentava un esempio possibile da seguire; le sue figure di riferimento non si fermavano lì ovviamente, mi citava tantissimi musicisti – De Andrè, Freddie Mercury, Pink Floyd, popstar e rock band di vario genere – una fabbrichetta di citazioni insomma… Beh, non ci voleva molto, pur io entravo in confusione con tutti quei nomi! Trovo sia bellissimo essere eclettici, considerare tante voci, tante opinioni, imparare da tutti e tutto – il mondo è il mio maestro, come dicono i buddhisti. Il problema è che Andreas non riusciva a convincersi di nulla, era perennemente dubbioso, indeciso. Questo si estendeva al resto della sua vita, ma, del resto è normale a quell’età avere dubbi sul futuro, sulla propria etica, su dove schierarsi o meno… Fatto sta che questa incostanza lo portava a rimanere superficiale in tutto, ad accumulare esperienze e informazioni senza rifletterci sopra, senza discernimento. Come se non bastasse, passava il tempo con persone che non gli assomigliavano affatto: i suoi coinquilini erano atletici, conformisti, superficiali, individui massificati insomma; usciva con loro perché non aveva niente di meglio, si accontentava della loro presenza per non restare sempre solo e la sua forza di volontà era come una fogliolina nella bufera. Lo trattavano come una pedina da muovere a piacimento, da sfigato, con la tracotanza tipica dei maschi alpha e diciamo che Andreas, per andare con lo zoppo imparò a zoppicare. Non diventò un maschio alpha, anzi rimase passivo, yin”, puntualizzò rivolgendosi ad Ajala, “tuttavia cominciò a bere, fumare, andare in discoteca, tutte quelle cose che facevano gli studenti medi nel 2022. Tutto questo lo faceva mentendo a sé stesso, sopprimendo il risentimento, sopprimendo la sua voce interiore e quindi subendo le situazioni in cui si trovava. Sì, Andreas subiva la vita. Ed è lì che cominciai con i suggerimenti, soppesati, pochi alla volta. Gli ponevo delle sfide che piano a piano, settimana dopo settimana riusciva a portare a termine. Facevo terapia gratuita in pratica. Ma in quel ragazzo vedevo enormi possibilità. Vedevo la chiave per il futuro. Lo facevo con naturalezza, non mi pesava affatto, anzi, sentivo che in lui c’era tanta compassione, un’anima gentile al di là della facciata grigia e arida; un quantitativo di energie enorme che andava disperso nel fumo delle paranoie, delle speculazioni inutili… nell’abuso di alcol. Aveva soltanto bisogno di riappropriarsi della sua vita, di riprendere il timone e trovare una direzione, di diradare la nebbia di fronte a sé per trovare il suo cammino.” “E come erano le sfide che gli ponevi?”, chiese Lilith, gli occhi grandi e castani colmi di interesse. “Erano semplici, doveva affrontare le sue paure. Volevo evitare di scoraggiarlo, quindi andai gradualmente. Vi faccio degli esempi: questa settimana dovrai esprimere almeno tre volte la tua vera opinione quando sei in casa con i tuoi coinquilini; questa settimana dovrai diminuire il numero di sigarette di… tot; questa settimana dovrai parlare con almeno cinque sconosciuti… eccetera. Ovviamente non avrei potuto porgli sfide per tutta la vita, quindi feci in modo di invogliarlo ad ampliare i miei suggerimenti e a crearne di nuove. Furono mesi di grandi entusiasmo per lui, ma anche di crisi e disastri. Andreas non era così instabile, ma quando cominciò a prendere un po’ di sicurezza, cominciò anche la lotta, letteralmente. Un giorno venne a lezione a pezzi, nel morale intendo, e ovviamente gli dovetti chiedere tutto, poiché si era chiuso a riccio.

‘Ma che diamine succede ragazzo?’

‘Mah, niente, un casino…’, rispose assente.

‘E la sfida che ti eri posto?’

‘La sfida? E’ andata… a puttane.’

‘Spiega.’

‘Rientravo dalla palestra, ok? Erano le sette di sera, Frank mi ordina di preparare la cena, ma io sono troppo stanco per farlo, dovevo rilassarmi un poco, una sigaretta, una birra… Mi sono seduto sul divano a fare queste cose e, a quel punto, Frank comincia a provocarmi, mi dice ripetutamente di alzare il culo, quindi io gli rispondo di non rompere e lo ignoro. Questo mi si ferma davanti e mi minaccia – mi stava innervosendo parecchio… Finita la mia birra, questo continuava a ronzarmi attorno con i suoi insulti, fatto sta che a un certo punto non lo reggo più… Gli ho affondato un gancio nello stomaco. Questo poi si è ritirato in camera sua, a preparare la sua vendetta, immaginavo, impedendomi di chiedere scusa e tutto il resto.’

‘E poi?’

‘E poi niente, non mi ha più parlato. Sono trattato come un reietto in casa. Fabian e Wilhelm mi parlano solo se strettamente necessario. Sono solo, Philippe…’

Io e Andreas ci davamo del tu da qualche tempo, era un rapporto abbastanza paritario.”

“Cosa gli hai detto dopo?”, intervenne Lawrence, con Lilith seduta sulla gamba, appoggiata sul tavolo.

“Gli ho fatto un bel discorso dopo qualche momento di riflessione: ‘Ragazzo mio, prova a cambiare prospettiva. Tu con loro non hai niente a che fare, nulla da spartire.’

‘Ma mi sembra di vivere con dei nemici!’

‘Calmati. Un proverbio africano dice che quando il nemico non è dentro di te, il nemico fuori di te non può ferirti.’

‘E che significa?!’

‘Calmati e ritrova un po’ di chiarezza, per favore. Il punto è che devi capire che il mondo di fuori ti può ferire solo se gli dai il permesso di farlo. L’unico modo è prenderti la responsabilità di come ti senti: devi essere attivo Andreas, non puoi continuare ad incassare da tutte le parti. Alza quel mento, ti voglio a testa alta!’, quindi alzò la testa, ‘Hai ancora tante paure da affrontare, una di queste è quella di rimanere solo. Pensa, per alcuni la solitudine è una manna: un’occasione per stare con se stessi, per rigenerarsi…’”

“Gli stavi insegnando ad amarsi, è bellissimo Philippe.”

“Grazie Ajala. Quindi gli dissi: ‘Devi diventare più forte, più aperto al mondo e alle possibilità che hai intorno. Cerca di vedere i tuoi coinquilini con compassione se non sanno capire e accettare le tue scuse – passa meno tempo con loro e rendi quei momenti un’occasione per riappacificarsi. In questo momento della storia serve tanta compassione ragazzo. Ma anche tanta passione, passione per ciò che sai e ami fare, per ciò che vuoi costruire, per le persone a te care, per la vita in genere! Andreas, devi trasformare i tuoi demoni in divinità.’”

 

Scritto e redatto da Herons

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